ADHD: sindrome da deficit di attenzione

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La sindrome da iperattività/deficit di attenzione (ADHD) consiste in un disordine dello sviluppo neuro psichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi, più frequenti e gravi di quanto tipicamente si osservi in altri soggetti di pari livello di sviluppo, che si manifesta generalmente prima dei 7 anni d’età

I bambini con ADHD hanno difficoltà a completare qualsiasi attività, corrono e si arrampicano spesso, si distraggono facilmente, parlano in continuazione, non riescono ad aspettare il loro turno e spesso manifestano serie difficoltà di apprendimento scolastico. Tali manifestazioni possono evidenziarsi tutte insieme o solo in parte.

Alla sindrome ADHD si può accompagnare, a seconda dei casi, lo sviluppo di altre forme di disagio: ansietà e depressione, disordini comportamentali, difficoltà nell’apprendimento, sviluppo di tic nervosi.

Le cause che portano alla manifestazione di questa sindrome non sono ancora accertate completamente. Diverse ricerche identificano una certa familiarità nella presenza di ADHD, suggerendo una componente genetica nella sua trasmissione.

Alcuni studi valutano anche gli effetti di alcool e fumo durante la gravidanza o parto prematuro sullo sviluppo di ADHD e studi su alcune aree del cervello con tecniche di risonanza magnetica, Tac e con diversi tipi di tomografia hanno dimostrato che queste aree sono effettivamente più piccole di volume, rispetto alla norma, nei bambini con ADHD. I parametri presi in considerazione sono normalizzati in bambini che sono sottoposti a trattamento rispetto a quelli che non subiscono alcun trattamento.
Per quanto riguarda la possibile influenza di fattori ambientali, secondo una ricerca americana le ore trascorse quotidianamente dai bambini di fronte alla TV dall’età di 0 fino ai sei anni influiscono significativamente sullo sviluppo di disordini dell’attenzione e iperattività in quanto le immagini irreali e veloci di molti programmi possono alterare lo sviluppo del cervello.

E’ importante stabilire nei singoli casi se sia più favorevole un trattamento farmacologico oppure mettere in campo soltanto interventi terapeutici e comportamentali non farmacologici. Il ricorso al trattamento farmacologico, in ogni caso, dovrebbe essere il risultato di una attenta diagnosi, che si basa sull’esecuzione da parte del bambino di numerosi test, che permettono di valutare tutte le possibilità di ridurre al minimo il rischio del trattamento stesso e di stabilire l’appropriatezza terapeutica del farmaco.

Tra il 70 e l’80 per cento dei bambini rispondono positivamente ai trattamenti migliorando la propria capacità di concentrazione, di resa nell’apprendimento, di rapporto con gli altri bambini e con gli insegnanti, di controllo dei propri comportamenti impulsivi.

Essenziale ai fini di un risultato positivo della terapia è un rapporto prolungato con lo psichiatra infantile, sia da parte del bambino che della famiglia, per sviluppare in modo concertato tecniche di gestione del comportamento.

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