Bi-test

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Oltre alla valutazione ecografica della translucenza nucale, la futura mamma entro il primo trimestre viene sottoposta anche al Bi-test che consiste in un esame del sangue materno.

Per mezzo di una formula matematica, le analisi del sangue effettuate dalla mamma, che rilevano la presenza di ormoni placentari (PAPP-A e Beta HCG), si riesce a determinare il rischio che il feto possa presentare qualche anomalia cromosomica.

I due valori sono inversamente proporzionali, cioè se la PAPP-A diminuisce, la  b-hCG aumenta, e più questi valori si discostano tra loro maggiore è il rischio di anomalie.

Il software su cui si basa il calcolo del rischio, attraverso la valutazione del risultato di questi esami del sangue e tenuto conto anche dell’età materna, è in grado di aumentare la sensibilità fino al 90% circa.

L’attendibilità non è quindi il 100%: non si tratta infatti di una diagnosi, ma uno screening. È solo una tecnica per separare fasce di rischio.

Se la valutazione della translucenza nucale e del bi-test è negativa la probabilità di avere un feto affetto da qualsiasi cromosomopatia (es. Down, Trisomia 21, Trisomia 18, … ) e la possibilità di malformazioni cardiache e scheletriche è basso e in questo caso spesso non sono indicati ulteriori accertamenti.

In caso di esito positivo del Bi-test, viene di norma offerta la possibilità di ricorrere a una diagnosi prenatale invasiva, ma che possa dare una risposta certa. La fututa mamma potrà scegliere tra amniocentesi o villocentesi.

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