Amália da Piedade Rebordão Rodrigues

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Amália da Piedade Rebordão Rodrigues (1920- 1999) è stata una grande cantante ed attrice Portoghese.  Figlia di operai  è ancora una bambina quando i suoi la mandano dai nonni materni a Lisbona. Lascia i suoi due fratelli e le sue quattro sorelle e raggiunge la nonna che ha sedici figli e più di trenta nipoti. Poi abbandona  la scuola a dodici anni e va a lavorare: in fabbrica a incartare caramelle e sbucciare frutta, poi dietro una bancarella sul molo di Lisbona a vendere frutta, vino e souvenir ai turisti.

Intanto, canta e sogna le storie che guarda al cinema, scrive, cambia i testi e le note delle musiche. A 19 anni riesce a farsi ascoltare dal proprietario di un famoso locale di Lisbona e così inizia la sua carriera. A soli vent’anni, sposa Francisco Cruz, un operaio che si dilettava con la chitarra ma è un matrimonio riparatore, perché è incinta e si separa tre anni dopo. L’amore Amália lo trova a 40 anni, quando sposa l’ingegnere brasiliano César Séabra e rimane al suo fianco per tutta la vita.

Il fado diventa la sua ragione di vita e con questa musica trova sfogo la sua anima tormentata, inquieta e malinconica. Lei stessa afferma che è il fado a cantare attraverso di lei e non viceversa. La Regina del fado accosta piano le mani davanti al ventre, avvolta nel suo scialle nero da fadista e canta. Per Amália il fado “è destino”, è fato.

Nel 1929 lo scrittore portoghese Fernando Pessoa scriveva:

« Il fado non è né allegro né triste, è la stanchezza dell’anima forte, l’occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio cui ha creduto e che poi l’ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani… »

Della sua carriera, lunga più di cinquant’anni,  rimangono almeno 170 album. Il primo lo incide nel 1945, insieme a grandi chitarristi e parolieri, come i poeti Linhares Barbosa e Amadeu do Vale.

In Italia,  interpreta “La tramontana” di Antoine, ma soprattutto la musica popolare: “La bella Gigogin”, inno del Risorgimento italiano, i canti siciliani “Vitti ‘na crozza” e “Ciuri ciuri” e quelli napoletani come “La tarantella” e duetta con Roberto Murolo in “Dicitincello vuje” e “Anema e core”.

 Durante la “Rivoluzione dei garofani” in Portogallo viene presa di mira da chi la considera  un simbolo del regime di Salazar. Amália viene, di fatto, esiliata e per scrollarsi di dosso quelle accuse decide di registrare “Grandola vila Morena”. Quella stessa canzone trasmessa dalle onde di “Rádio Renascença” alla mezzanotte del 25 aprile 1974, e che diede inizio alla Revolução dos cravos, la “Rivoluzione dei garofani”, che pose fine alla dittatura fascista, dopo cinquant’anni di regime. Le autorità le conferiscono il più alto riconoscimento nazionale, La Gran Croce dell’Ordine di Santiago.
Il suo testamento spirituale sta nei testi che lei stessa ha composto: Estranha Forma de Vida, su tutte.

Strana forma di vita

Fu per volere di Dio
che io vivo in questa ansietà,
che tutti i lamenti sono miei,
che è tutta mia la nostalgia,
fu per volere di Dio.
Che strana forma di vita
ha questo mio cuore:
vive di vita perduta.
Chi gli ha dato questo potere?
Che strana forma di vita.
Cuore indipendente,
cuore che io non comando,
vivi perso tra la gente,
continuamente sanguinando,
cuore indipendente.
Io non ti accompagno più:
fermati, cessa di battere.
Se non sai dove vai,
e perchè continui a correre,
io non ti accompagno più.

3 pensieri su “Amália da Piedade Rebordão Rodrigues

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