Eliogabalo

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Marco Aurelio Antonino Augusto nacque come Sesto Vario Avito Bassiano ma era chiamato Eliogabalo o Elagabalo.Fu un imperatore romano  appartenente alla dinastia dei Severi e regnò dal 219 al 222 anno della sua morte.

Il nome di questo imperatore siro-fenicio, sacerdote del Sole, venne scalpellato via con vergogna dai marmi della Città Eterna: “damnatio memoriae” di una Roma che voleva dimenticare la sua esistenza.

Arrivò a Roma sedicenne, nel 219 e morì dopo tre anni linciato in un gabinetto  ed il suo corpo fu trascinato per le strade e gettato nella Cloaca Massima.  Appena arrivato impose a Roma il culto di Eliogabalo, suo Dio Sole, prendendone anche il nome. E subito gli dedicò uno sfarzoso tempio – l’ “Helagabalium” – sul Palatino, il luogo più sacro.

Mise su quell’ altare la Pietra Nera, pretendendo che i Romani gli rendessero omaggio. Deportò lì dentro anche tutte le altre divinità di Roma, da sempre onorate nei loro templi.  Cercò di farne il Dio Unico che doveva assorbire tutti gli altri, violò la castità di una vergine Vestale ed fu accusato anche di  sacrifici umani.

Al popolo e al Senato si presentava depilato, truccato, travestito una volta da Venere, un’ altra da meretrice e poi gettava dall’ alto, sul popolo festante, buoi, cervi, cammelli, asini vivi, giusto per assistere agli squartamenti voraci di quei bestioni.

Tutta colpa di  sua madre e della nonna Giulia Mesa che del potere aveva fatto un’ ossessione. La siriana Giulia Domna, vedova di Settimio Severo, sempre al fianco di suo marito anche in guerra, aiutò suo figlio Caracalla a diventare imperatore alla morte del padre. L’ altro figlio di Giulia Domna, Geta fu fatto assassinare dal fratello chelo  vedeva come una minaccia.

Quando poi anche Caracalla fu ucciso, Giulia Domna si lasciò morire. Sua sorella Giulia Mesa e le due figlie di lei, Giulia Soema madre di Eliogabalo e Giulia Mamea, fecero di tutto per mettere sul trono il quattordicenne. Misero in giro la voce che era figlio naturale di Caracalla e, grazie alla brutta fama della mamma, tutti ci credettero o fecero finta di crederci.

Tutti gli Dei di Roma, appena ucciso Eliogabalo, tornarono al loro posto anche se altre divinità arrivate dall’Oriente crebbero nelle fedi dei Romani: uno era Mithra, Sol Invictus e l’altro Cristo. Inizia il passaggio da un paganesimo meticcio a quella che, dopo un secolo,  diventerà la religione monoteista dell’ Impero Romano: il cristianasimo.

Anche il  serissimo Aureliano, imperatore illirico, ma anche lui fedele del Sole , soltanto mezzo secolo dopo, nel 274, unificherà il mondo romano sotto il monoteismo del Sole Invincibile e Costantino il Grande nel 314 stamperà monete per rendergli omaggio.

 

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