La lobotomia

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La prima lobotomia umana controllata venne praticata dal medico e neurologo portoghese Antonio Egas Moniz nel 1936. Il suo metodo prevedeva la trapanazione in vari punti del cranio e la distruzione della sostanza bianca dei lobi frontali mediante iniezioni di  alcol all’interno di essi.

Moniz vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1949 per questa tecnica  che fu poi perfezionalta dall’italiano Amarro Fiamberti e dallo statunitense Walter Freeman.

Si raggiungeva il tessuto del lobo frontale attraverso i dotti lacrimali e veniva utilizzato  un maglio per permettere al punteruolo chirurgico, che era un vero e proprio rompighiaccio lungo 20 cm e spesso 5 mm,  di trapassare lo strato osseo appena al di sopra della palpebra.

 Il punteruolo veniva quindi mosso energicamente al fine di danneggiare in modo definitivo il lobo frontale. Questa tecnica veniva  eseguita non in sala operatoria ma ambulatorialmente e richiedeva soltanto pochi minuti.

Freeman raccomandava questa procedura anche ai pazienti con lievi sintomi ed egli stesso la praticò su migliaia di persone.

Domanda: quanti pazienti riusciva ad operare in un’ora senza peraltro utilizzare l’anestesia?

4 pensieri su “La lobotomia

  1. 25… ma perché l’ho trovato su google cercando “Lobotomia perché”… cioè quali sintomi doveva avere un poveretto perché gli praticassero la lobotomia (e sono capitata in un articolo nel quale era scritto che l’hanno praticata anche alla sorella di Kennedy riducendola in uno stato vegetativo). E’ terribile, tutto… la pratica in sé (e il modo) ma anche solo l’averla escogitata come “cura”. Più che pazienti quei poveretti erano cavie nelle mani di scienziati pazzi… che però hanno ricevuto pure il Nobel! :-O

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  2. E’ veramente terribile scoprire che è stata praticata come avrebbero potuto fare solo i medici nazisti dentro ad un campo di concentramento. E questo fra il plauso generale e “ricchi premi e cotillons”. Capisco che gli squilibrati esistano ma che siano lasciati liberi di esercitare……!!E comunque si è sempre cercato di eliminare la diversità e magari l’originalità anche all’interno delle famiglie…anche potenti.Dopo l’intervento erano contenti di avere finalmente persone tranquille, acquiescenti e magari ridotte allo stato vegetativo……..

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  3. Quello che mi impressiona in casi come questo è la sfortuna dovuta alla arbitrarietà del caso. A parte che nessuno (di qualsiasi gravità o tipologia fosse il suo disturbo) avrebbe dovuto subìre quel trattamento dati i pochi o nulli riscontri scientifici sul suo successo, ma in particolare penso a quante persone magari affette da una “semplice” depressione o semplicemente un po’ eccentriche siano passate tra quelle sadiche grinfie. Vite che potevano essere vissute e invece sono state rovinate per sempre perché per loro disgrazia sono capitate nelle mani sbagliate.

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