1° Maggio Festa del Lavoro

  Il «Quarto Stato» realizzato da Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901 e conservato al Museo del Novecento di Milano

A metà Ottocento, i lavoratori non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni e spesso morivano sul luogo di lavoro. Le battaglie dei lavoratori  portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867 nell’Illinois. La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.

Ma a far cadere la scelta sulla data del 1 maggio come Festa del lavoro furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago . Il Primo maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore.

La protesta durò tre giorni nel corso della quale la polizia sparò uccidendo quattro dimostranti. Il giorno dopo qualcuno lanciò una bomba durante un comizio operaio e i poliziotti reagirono sparando sulla folla e uccidendo otto persone. Alcuni leader anarchici vennero incolpati dell’attentato e quattro furono  impiccati: i Martiri di Chicago.

Il primo «Primo Maggio» nacque a Parigi il 20 luglio del 1889 durante il congresso della Seconda Internazionale.

In Italia vi fu un accordo pilota siglato soltanto nel febbraio del 1919 fra la Federazione degli industriali metallurgici e la FIOM in cui venne accolta la storica rivendicazione del movimento operaio della giornata lavorativa di otto ore.

Con il Regio Decreto 692 del 1923, convertito nella legge 473 il 17/4/1925,  venne  esteso a tutte le categorie l’orario di lavoro massimo di 8 ore giornaliere o 48 settimanali.

4 pensieri su “1° Maggio Festa del Lavoro

  1. Io ho scritto un post volutamente scherzoso ma ho ben presente in quali condizioni si lavorasse nell’Ottocento. 16 o anche più ore al giorno, lavoro minorile, zero assicurazioni e previdenza… oggi non ci rendiamo neanche conto, anche se motivi per protestare ce ne sono ancora.

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  2. Il problema è che ancora oggi, vergognosamente, in alcune parti del mondo uomini e bambini sono ancora schiavi nel e del lavoro. Inoltre vengono spostate le fabbriche dove la manodopera costa meno e può essere sfruttata negli orari…..E li chiamano…imprenditori….

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  3. Proprio pochi giorni fa commentavo questo bel post che è dedicato al documentario “The true cost”, che spiega da dove vengono e come sono creati i vestiti che acquistiamo felicemente per pochi euro nelle grandi catene come H&M, Zara ecc. Te lo linko perché il post illustra bene il senso del documentario: https://unapennaspuntata.com/2017/04/24/fashion-revolution-2017/
    Il documentario io l’ho scoperto un anno fa grazie a una youtuber… da allora cerco di acquistare il meno possibile in quei negozi low cost, cerco di informarmi da dove viene l’abito che acquisto. Non è facile però… Questo per dire che, come sottolinei tu, quello che accade in zone lontane del mondo ci tocca in realtà molto da vicino, e solo scegliendo di chiudere gli occhi possiamo pensare che non ci riguardi.

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  4. La delocalizzazzione ha portato anche ad una maggiore disoccupazione giovanile e quindi il tema ci riguarda non solo da un punto di vista etico….Si fa anche leva sul fatto che oggi circolano pochi soldi e i figli restano a carico “a vita” e non ci sono tanti negozi con prezzi intermedi …..Il silenzio più grande resta comunque quello della politiica che dovrebbe farsi carico di conciliare le istantanze sociali con quelle economiche assumendo scelte adeguate….

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