La lucumonia etrusca Cortona

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Cortona si trova a sud-est della regione Toscana, al confine con la regione Umbria su una collina a circa 500 metri sul livello del mare. Tra il VIII e il VII secolo a.C divenne un’importante lucumonia etrusca, molto potente che permetteva un ampio controllo dei territori.

Secondo la leggenda fu fondata da Dardano, figlio di Giove (o di Atlante) e di Elettra, che fu poi fondatore di Troia. Dice un proverbio “Cortona, mamma di Troia e nonna di Roma”.

Dardano combatteva sopra un colle e fu colpito da una lancia che gli portò via l’elmo, che  venne racchiuso nel seno da Madre Terra che voleva che là dov’era stato perduto, sorgesse una città turrita,  impenetrabile e forte. Allora l’eroe costruì le mura della nuova città che ebbe il suo centro proprio là dove aveva perduto l’elmo. La città ebbe nome “Corito” cioè elmo,  da cui è derivato poi il nome di Cortona.

Furono poi costruite  dagli Etruschi nel IV secolo a.C. le imponenti mura che circondano la città per circa tre chilometri, le tombe nobiliari “a melone” sparse nei dintorni della città e il monumentale altare funerario adornato da sfingi, esempio unico in Italia. A Cortona è stata ritrovata anche la famosa Tabula Cortonensis.

A Cortona nel 1727 nacque l’Accademia Etrusca, quale centro di ricerca ante litteram della civiltà etrusca, che per la sua innovatività richiamò l’attenzione degli intellettuali di mezza Europa.

Domanda: che cosa è la Tabula Cortonensis?

 

 

 

VII – Oddisseo e Eumeo

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Odisseo, travestito da mendicante, si reca presso Eumeo: lo trova seduto fuori dalla capanna, intento a lavorare il cuoio per farne un paio di sandali. Il fedele porcaro lo accoglie in modo ospitale. Mentre mangiano, Eumeo gli racconta la sua amarezza di servo fedele a un padrone che ritiene ormai morto lontano, mentre la sua casa ora infestata dai Proci sta andando in rovina.

Il falso mendicante, rassicura il porcaro: ha saputo che Odisseo è vivo, sta per tornare in patria e punirà chi ha offeso sua moglie e suo figlio. Trascorre la notte coperto da un  mantello datogli da Eumeo, che invece è fuori a sorvegliare gli animali del suo padrone.

Eumeo gli racconta poi la sua storia: egli non è un servo qualunque. Figlio di Ctesio che regnava su due città dell’isola di Siria, terra ricca e felice, presso Ortigia, venne rapito, quand’era un bimbetto, dalla sua nutrice, in combutta con avidi e astuti navigatori Fenici. Durante il viaggio la nutrice morì improvvisamente e il piccolo Eumeo si trovò completamente solo. Quando la nave fenicia giunse a Itaca, venne comperato da Laerte e allevato da Anticlea.

Telemaco intanto si congeda da Menelao mentre compare nel cielo un prodigio: un’aquila che stringe tra gli artigli una grossa oca; Telemaco lo legge come un presagio del ritorno di Odisseo e della vendetta sui Proci. Sbarca a Itaca  e si dirige verso la capanna di Eumeo. Compare in cielo un altro presagio: un falco che stringe tra gli artigli una colomba; in realtà il falco è un messaggero di Apollo venuto a incoraggiare Telemaco.

Il  fedele porcaro lo accoglie tra le lacrime e gli narra le sventure del mendicante suo ospite, poi Atena ridà a Odisseo un aspetto giovanile. Telemaco si stupisce per l’improvvisa trasformazione e crede di avere davanti a sé un dio ma il padre gli si rivela e si abbracciano piangendo.

I due progettano quindi la vendetta: l’indomani Telemaco scenderà al palazzo tra i Proci e Odisseo lo raggiungerà più tardi insieme con Eumeo. Il giovane non dovrà reagire a nessuna provocazione dei pretendenti, tollerando che essi insultino e oltraggino suo padre, celato sotto le spoglie del falso mendicante. Nessuno dovrà sapere del ritorno del re, nemmeno Penelope.

Intanto Antinoo propone di uccidere il giovane Telemaco mentre è lontano da palazzo, ma il suo progetto è frenato dalle prudenti considerazioni di Anfinomo. Penelope, informata delle minacce contro il figlio, rivolge ad Antinoo un duro discorso d’accusa.

Domanda: chi risponde a Penelope promettendole  falsamente di voler proteggere Telemaco in nome della sua antica gratitudine verso Odisseo?

Miriam Makeba : Mama Afrika.

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Miriam Makeba anche nota come Mama Afrika ( JohannesJburg 1932 – Castel Volturno  2008), è stata una cantante sudafricana di jazz e word  music.

È nota anche per il suo impegno politico contro il regime dell’apartheid e per essere stata delegata alle Nazioni Unite.

Il suo nome completo è Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi.

Disse: “Il motivo di questa lunghezza è che ogni bambino prende il nome di tutti i suoi antenati maschi. Spesso il primo nome è seguito da una o due parole, che dicono qualcosa del carattere della persona; questo fa sì che un vero nome africano sia una specie di storia”.

Nel 1959 cantò nel musical jazz sudafricano King Kong insieme a Hugh Masekela, che poco dopo divenne il suo primo marito. Miriam cominciò ad ottenere un notevole successo ma questo si tradusse con l’esilio imposto dal governo di Pretoria dopo il suo primo tour negli Stati Uniti del Sessanta. Non potevano tollerare che fosse diventata il simbolo di un popolo oppresso. Resterà lontana dal suo paese per ben trent’anni, una sofferenza enorme per lei, così legata alla propria terra.

In America incise molti dei suoi brani di successo, come Pata Pata, The Click Song e Malaika. Nel 1966 Miriam Makeba ricevette il Grammy per la migliore incisione per l’album An Evening with Belafonte/Makeba, inciso insieme a Belafonte. L’album trattava esplicitamente temi politici relativi alla situazione dei neri sudafricani sotto il regime dell’apartheid.

Il governo sudafricano bandì i dischi di Miriam Makeba e la condannò all’esilio. Nel 1968 sposò l’attivista per i diritti civili Stokely Carmichael e i suoi contratti discografici furono annullati.

La Makeba e Carmichael si trasferirono in Guinea poi la cantante si separò da Carmichael ma continuò a tenere concerti soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa.  Dopo la morte della sua unica figlia Bongi (1985), si trasferì a Bruxelles.

Nel 1990 Nelson Mandela convinse la Makeba a rientrare in Sudafrica e nel  2001 ricevette la Medaglia Otto Hahn per la Pace.

Nel 2005, ormai malferma in salute, per l’aggravarsi dell’artrite reumatoide che le era stata diagnosticata in gioventù ,si dedicò a un tour mondiale di addio alle scene, cantando in tutti i paesi che aveva visitato nella sua carriera.

Miriam Makeba morì in Italia nel 2008 per un attacco cardiaco a Castel Volturno dove, qualche ora prima, nonostante forti dolori al petto, si era esibita in un concerto

Domanda: contro a chi era il suo ultimo concerto?

 

Domus Aurea – Visita al cantiere di restauro con realtà virtuale

Domus Aurea - visita al cantiere di restauro con realtà virtuale

Visite didattiche al cantiere di restauro della Domus Aurea ogni sabato e domenica per il periodo dal 4 febbraio 2017 a Giugno 2017

Il cantiere della Domus Aurea è visitabile con degli innovativi interventi multimediali nella prospettiva di valorizzazione scientifica del cantiere di restauro.

Come implementazione rispetto ai precedenti anni, è stato realizzato un progetto site specific di realtà immersiva e video racconto.

Gli interventi sono volti ad ampliare la fruizione da parte del pubblico con l’utilizzo di installazioni multimediali che fanno uso delle più recenti tecnologie come il videomapping su grandi superfici e la realtà virtuale.
Il sito è accessibile esclusivamente con visita didattica con prenotazione obbligatoria.

Gratuito per bambini al di sotto dei 6 anni

Prevendite on line www.coopculture.it e presso il call center al numero dedicato al servizio 06.39967700. 

 

Un secolo di jazz. La creatività estemporanea.

Fino al 30 aprile 2017 a Spazio Officina di Chiasso  la mostra:

“Un secolo di jazz. La creatività estemporanea”.

La mostra  celebra, in occasione dei cento anni dalla prima incisione jazz, un fenomeno culturale e sociale dirompente che ha segnato una nuova epoca.
Per elaborare la veste grafica di cover e poster di concerti jazz, furono coinvolti  giovani artisti, grafici e illustratori che metteranno a punto soluzioni cromatiche e compositive innovative e che diventeranno poi noti a livello internazionale: da Josef Albers a Niklaus Troxler, da Andy Warhol a Guido Crepax.

In mostra oltre 300 cover, manifesti, libri, riviste, grammofoni dell’inizio del Novecento, un fonografo, un raro registratore a bobine, spartiti e edizioni divenute celebri, foto dei grandi personaggi del jazz, epistolari, spezzoni di film dove si suona e si balla il jazz, il primo disco jazz del 1917 e la prima registrazione in Svizzera con una jazz band svizzera (1929).

Fra le chicche: il clarinetto di Paul “Polo” Barnes, il tamburo di Ray Bauduc della Bob Crosby’s Orchestra, i piatti della batteria di Shelly Manne, il banjo di Fabio Turazzi e la fisarmonica di Gorni Kramer.

La curiosità

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La parola curiosità viene da latino curiosus che significa: che ha cura, che si prende cura, che è sollecito.  La curiosità è sia un comportamento istintivo che ci porta a cercare ciò che è nuovo o diverso  e che sviluppiamo già da piccoli e condividiamo con molte specie animali superiori, sia un’emozione positiva, che ci porta a desiderare di trovare risposte alle nostre domande.

La voglia di fare esperienze insieme all’amore per il bello, all’immaginazione e alla vivacità intellettuale è una delle caratteristiche principali delle personalità creative.

 La curiosità è motivante e genera un piacere mentale che chiede di essere rinnovato continuando a cercare ciò che è nuovo, sorprendente, abbastanza complesso ma allo stesso tempo comprensibile.

Le persone che sono curiose da giovani hanno maggiori probabilità di continuare ad essere curiose, e quindi mentalmente attive, anche quando invecchiano . La curiosità semmbra avere un impatto positivo potente sulla salute a lungo termine del cervello e sulla neuroplasticità.

Anche lo spirito scientifico è guidato dalla curiosità: spesso si comincia a ricercare senza sapere bene che cosa si andrà a trovare.

Albert Einstein scriveva di sé: ” Non ho particolari talenti. Sono solo appassionatamente curioso “. La curiosità è quindi a livello collettivo uno dei grandi motori della scienza e della conoscenza e a livello individuale un potente fattore di sviluppo e di salute mentale.

E’ importante quindi accettare la possibilità che qualcosa possa cambiare le vostre opinioni non dando niente per scontato, porsi sempre delle domande  e  leggere le informazioni da fonti diverse.

Esiste però anche la curiosità morbosa, quella che porta a leggere i pettegolezzi sulle disavventure delle persone anche famose ed è tristemente è connessa con il piacere provocato dalla sfortuna altrui.

Domanda: come è definita la forma di ricerca che procede senza porsi il problema di un’immediata applicazione pratica di quanto si sta scoprendo?

Irena Sendler

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Irena Sendler nasce a Varsavia nel 1910 da una famiglia di tradizione socialista. Fin da piccola trascorre molto tempo con i suoi coetanei di origine ebrea, il padre è medico e fra i suoi pazienti ci sono molti ebrei poveri di cui si prende cura gratuitamente.

 

Nel 1940, a Varsavia, viene recintato il ghetto e quasi 400.000 ebrei sono trasferiti al suo interno in condizioni igieniche precarie, aggravate dalla mancanza di cibo e medicine: si moltiplicano le epidemie e il tasso di mortalità è altissimo. In veste di infermiera, Irena ottiene un lasciapassare: ufficialmente entra per la disinfestazione, in realtà organizza una rete di soccorso procurando generi di conforto, vestiti.

Irena iniziò a trasportare fuori dal ghetto bambini di tutte le età per salvarli dalla morte certa. Nascondeva i neonati nelle casse del furgone, i bambini più grandicelli in sacchi di juta. Addestrò il suo cane ad abbaiare quando arrivavano i tedeschi, perché non potessero sentire i pianti disperati dei bambini che venivano separati dai loro genitori.

Alla fine Irena riuscì a salvare circa 2500 bambini. E’ un numero impressionante. Quanti viaggi avrà fatto per portarne fuori così tanti? Non tutti erano nel ghetto, molti erano anche negli orfanotrofi. Irena li prendeva e forniva loro una nuova identità, li affidava a famiglie e preti cattolici.

Ma il sogno di Irena era quello di restituire loro un giorno la famiglia d’origine. Nascose quindi per anni in barattoli di marmellata vuoti i fogli con i nomi delle famiglie d’origine, poi sotterrò i barattoli nel giardino.

Ad un certo punto la Gestapo la catturò. Subì la tortura, le fratturano entrambe le gambe e le braccia. Irena riuscì a non rivelare il suo segreto. La condannarono a morte, ma la resistenza polacca attraverso l’organizzazione clandestina ZEGOTA riuscì a salvarla, corrompendo alcuni soldati tedeschi.

Alla fine della guerra questi preziosi barattoli furono recuperati da Irena e utilizzati per ricontattare 2000 bambini ma le loro famiglie erano state sterminate e nella maggioranza dei casi il ricongiungimento non fu possibile.

Irena Sendler, Irena Krzyżanowska da nubile, morì nel 2008 a 98 anni a Varsavia dopo aver ricevuto numerosi riconoscimenti ed essere stata proposta per il premio Nobel per la pace.

Domanda: perchè non le fu assegnato il Nobel per la pace?

Il diamante è per sempre

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Gli antichi Greci credevano che i diamanti fossero dei frammenti di stelle caduti sulla terra o lacrime degli Dei. Un’altra leggenda sostiene che esisteva una valle inaccessibile nell’Asia centrale tappezzata di diamanti, custodita da uccelli rapaci dall’alto e da serpenti dagli occhi assassini sulla terra.

Il diamante è carbonio puro cristallizzato a temperature tra 1500 e 2000 gradi. Il processo avviene a circa 200 chilometri sotto la superficie terrestre e non è del tutto chiaro: infatti i diamanti artificiali prodotti in questo modo sono diversi da quelli naturali.

I diamanti arrivano in superficie con le eruzioni vulcaniche, ma si salvano dalle elevate temperature della lava soltanto quelli inclusi in un altro minerale.

Per distinguere un diamante vero da uno falso gli esperti ne osservano il colore e la luminosità, e con una lente cercano graffi o segni di usura, che un diamante non dovrebbe avere essendo la pietra più dura esistente. Se non sono ancora convinti controllano il peso specifico, che è diverso per ogni minerale.

La parola diamante viene dal greco “adamas” che significa “invincibile”, e suggerisce l’eternità dell’amore. Sempre i Greci credevano, infatti, che il fuoco del diamante riflettesse la costante fiamma dell’amore eterno.

La tradizione dell’anello di fidanzamento con diamante si instaurò però solo nel 1477, quando l’Arciduca Massimiliano d’Austria donò un anello con diamanti a Maria di Borgogna.

Il diamante è praticamente indistruttibile, mantiene nel tempo il suo valore e come l’amore può anzi diventare sempre più prezioso. E’ d’obbligo ricordare che due mesi di stipendio sono un punto di partenza per l’acquisto di un anello di fidanzameno con diamante!!

Domanda: come si chiama il minerale che include il diamante che si salva dalle alte temperature?

81° Mostra internazionale dell’Artigianato

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Una fiera con  oltre 800 espositori provenienti da tutta Italia e da 50 paesi esteri. Vi è un’infinita varietà di creazioni artigianali fra i mestieri tradizionali e il futuribile dell’artigianato 4.0 e la possibilità di mangiare le golosità regionali e di paesi esteri.

Vi sono nuove aree espositive come Design Space: home decor. Graphic & interior design con la partecipazione di artigiani tradizionali e digitali, designer e illustratori che presentano nuovi prodotti con soluzioni a metà fra tradizione, estetica, ricerca e sperimentazione.

Casa In & Out è dedicata al mondo dell’abitare, all’edilizia eco-sostenibile, al risparmio energetico e a tutte quelle proposte innovative per la casa.

Absolut Handmade – Limited Edition è  la sezione interamente dedicata alle tendenze della moda italiana di vocazione artigianale e d’avanguardia con la partecipazione di giovani stilisti.

Bellezza e Benessere sarà ancora una volta la vetrina dell’estetica e cosmesi artigianale con trattamenti viso-corpo, percorsi benessere e consigli personalizzati.

Sul fronte del cibo ritorna Le delizie di Leonardo – Festival pop dell’enogastronomia capitanato dall’ enogastronomo fiorentino con un programma giornaliero ricco di eventi e show cooking con la partecipazione di celebri chef della ristorazione toscana.

In mostra 200 manufatti prodotti nelle botteghe d’arte del territorio aretino con dimostra
zioni live dei mestieri di arti applicate. Sono ospitati, in segno di solidarietà, a titolo gratuito alcuni artigiani provenienti dai centri terremotati del centro Italia.

Il Manhattan

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Il cocktail Manhattan è da sempre un short drink classico che accompagna ogni tipo di aperitivo  anche se  sembrerebbe un cocktail da bere come digestivo per la presenza di Whisky. Fu ideato al “Manhattan Club”  di New York, durante un party organizzato dalla madre  di Wiston Churcill per una  festa in onore del sindaco di New York .

Nel  film “A qualcuno piace caldo“, Marylin Monroe e un gruppo di ragazze organizzano un party su un treno e per festeggiare decidono di preparare un Manhattan miscelandolo in una bottiglia.

Si tratta di uno dei drink più famosi in assoluto e prevede una preparazione semplice e veloce.

Ingredienti

  •  5 cl di Rye Whisky (o whisky canadese)
  • 2 cl di Vermouth
  • 1 goccia di angostura

Mettete dentro al bicchiere per miscelare dei cubetti di ghiaccio, poi versate 5 cl di Rye Whisky, 2 cl di Vermouth rosso e infine una goccia di Angostura. A questo punto mescolate tutto utilizzando un bar spoon.  Versate il vostro Manhattan in una coppa da cocktail precedenetemente raffreddata e guarnite il tutto con una ciliegina al Maraschino.

Se predilite un gusto leggermente secco, usate il Vermouth dry al posto di quello rosso, otterrete cosi un Manhattan dry.

Domanda : che cosa è un bar spoon?