Liber Paradisus

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ll Liber Paradisus, Libro Paradiso, è un libro contenente il testo di legge emesso nel 1256 dal Comune di Bologna con cui si proclamò l’abolizione della schiavitù e la liberazione dei servi della gleba.

Il 25 agosto 1256 la campana dell’Arengo del palazzo del Podestà chiamò a raccolta i cittadini bolognesi in piazza Maggiore: il Podestà Bonaccorso da Soresina ed il Capitano del popolo annunciarono la liberazione di circa 6.000 servi, appartenenti a circa 400 signori.

Essi furono riscattati attingendo dal tesoro comunale e  per la liberazione di 5.855 servi il comune pagò 54.014 lire bolognesi.

Nel 1257 il Comune fece compilare da quattro notai – fra cui Rolandino de’ Passaggeri – un memoriale con cui si elencavano nel dettaglio i nomi dei servi liberati. Il libro, ora conservato presso l’Archivio di Stato è detto Paradiso perché la prima parola scritta è appunto Paradiso, a ricordare che Dio in Paradiso creò l’uomo in perfettissima e perpetua libertà.

In realtà la liberazione di tanti schiavi fu anche una mossa dettata da interessi economici: oltre ad una probabile miglior resa lavorativa dei servi, dopo la loro liberazione, Bologna pianificava di sottoporre alle tasse migliaia di nuovi individui fino ad allora esenti. Per questo il Comune vietò ai servi liberati di spostarsi fuori dall’ambito della diocesi di appartenenza e in certi casi i servi vennero raccolti in determinate località franche (da cui ad esempio i nomi di paesi come Castelfranco).

Domanda:  la famiglia Prendiparte, proprietari dell’omonima torre, quanti schiavi possedeva?

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