L’odio

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Esiste l’odio latente, l’odio cosciente e l’odio giustificato. L’odio latente può avvelenare la vita di una persona ma solo fino a che rimane inconscio e rivolto contro a dei sostituti, ovvero verso dei capri espiatori.  Esso può mantenersi cristallizzato per tutta la vita e rappresenta una minaccia per il prossimo, ma in certi casi anche per la stessa persona che prova odio.

Solo se sono chiari l’entità del male e la persona che ci ha fatto del male la rivolta si indirizza verso quest’ultima e l’odio non viene rivolto verso persone che non c’entrano niente.  Col tempo, l’odio che per esempio si può provare verso genitori violenti potrà attenuarsi e anche scomparire per periodi più o meno lunghi, ma gli eventi della vita o il riaffiorare di ricordi da una nuova angolazione potranno sempre risvegliarlo improvvisamente.

Alcuni ringraziano i genitori per le botte ricevute o affermano di aver dimenticato da molto la violenza sessuale di cui sono state vittime e dicono di aver perdonato tutti questi “peccati” nelle loro preghiere, ma poi si scopre che allevano i figli in modo violento e/o li abusano sessualmente. I pedofili ostentano il loro amore per i bambini ma non sanno che in fondo si stanno vendicando per quello che è successo a loro quando erano bambini.

L’odio cosciente e reattivo invece, come qualsiasi sentimento, può affievolirsi una volta rivissuto  ma non si tratta di un’operazione che si fa in una sola volta.

Ad esempio l’entità dei maltrattamenti subìti dal bambino non si può misurare a colpo d’occhio. Si può fare solo nel corso di un lungo processo, durante il quale, uno dopo l’altro, i diversi aspetti del maltrattamento sono autorizzati a risalire alla coscienza, così che l’odio possa riemergere. Solo allora l’odio non è pericoloso. Si tratta di una conseguenza logica di ciò che si è subito un tempo, e che viene compreso in tutti i suoi aspetti solo più tardi dall’adulto, mentre il bambino ha dovuto sopportarne il peso silenziosamente negli anni.

Esiste anche  l’odio giustificato contro una persona che ci tormenta nel presente, sul piano fisico o psichico, una persona che ci tiene in suo potere e di cui non possiamo liberarci o di cui pensiamo di non poterci liberare. Fintanto che ne siamo dipendenti, o pensiamo di esserlo, non possiamo fare altro che odiarla. Sarebbe difficile immaginare un uomo che subisse torture e che non provasse odio verso il suo torturatore.

Nelle biografie dei martiri cristiani che sopravvissero alle torture troviamo descrizioni di malattie spaventose, che sono spesso malattie della pelle, a testimonianza della forza della loro rabbia soffocata.

L’odio è un sentimento, per quanto forte e vitale, e come qualsiasi sentimento ci dice che siamo vivi. Ecco perché bisogna pagarne il prezzo quando tentiamo di reprimerlo. Poiché l’odio ha qualcosa da dirci sulle nostre ferite ma anche su di noi, sui nostri valori, la nostra sensibilità e dobbiamo imparare ad ascoltarlo e a comprendere il significato del suo messaggio. Se ci riusciamo non abbiamo più da temere.

Se ad esempio odiamo la doppiezza, l’ipocrisia e le bugie, ci concediamo il diritto di combattere lì dove è possibile o di rifiutarci di frequentare persone che confidino solo sulla menzogna. Ma se facciamo finta che la cosa non ci tocchi, tradiamo noi stessi.

E’ quindi indispensabile chiedersi contro chi esattamente il proprio odio è in realtà diretto e vederne le ragioni. In questo modo ci diamo la possibilità di vivere in modo responsabile con i nostri sentimenti, senza respingerli e negarli.

E’ umano reagire interiormente in modo passeggero con la collera all’ingiustizia, alla pretesa, alla cattiveria o alla stupidità arrogante, fa bene avere accesso a tutti i propri sentimenti e in modo cosciente alla propria storia perchè ci danno la spiegazione dell’intensità delle reazioni. La presa d’atto attenua abbastanza in fretta questa intensità senza lasciare nel corpo gravi strascichi solitamente generati dalla repressione delle emozioni che non sono potute risalire alla coscienza.

Si può imparare a capire i propri sentimenti, a capirne le ragioni, a considerarli come una comunicazione di conoscenza anziché temerli come nemici da combattere. Poter capire e comprendere può aiutare ad attenuare i sentimenti che ci fanno del male e a lavorarci sopra per distaccarsene.

I nostri sentimenti non rappresentano un pericolo per noi e per chi ci circonda, il pericolo viene viceversa quando ci distacchiamo da essi per paura. Questo potrebbe produrre degli esaltati, dei kamikaze e persone che vivono fuori dagli schemi.

Domanda: in che anno è stato girato uscito il film cult “L’odio” di Mathieu Kassovitz con Vincent Cassel ?

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