L’amore

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La capacità umana di riconoscimento personale ha prodotto due attitudini nell’essere umano: l’empatia e l’amore. L’empatia è una capacità umana più sviluppata che in qualunque altra specie e che determina una maggiore attitudine all’amore.

Il legame di coppia rimodella l’architettura del cervello infatti  negli innamorati, così come nelle donne in gravidanza, i neuroni diventano più grandi così consentendo una maggior comprensione degli stati emotivi dell’altro. Dunque, siamo macchine pensate per amare e avere relazioni sociali.

Il termine  “amore” è in realtà il frutto di differenti fasi che un rapporto attraversa, prima di giungere a quello stadio. Gli studi neurofisiologici hanno confermato che nella fase iniziale del corteggiamento vi sono esperienze uniche riconducibili a particolari neurotrasmettitori.

Ecco dunque che durante il primo incontro con il corteggiatore, se lui ci piace, il nostro mesencefalo – l’area cerebrale che controlla i riflessi visivi e uditivi – inizia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore che produce piacere ed euforia. E poi l’ipotalamo comanda al nostro corpo di inviare segnali di attrazione e di piacere.

Col proseguire del rapporto aumentano così  livelli di dopamina e si prova il desiderio di voler passare più tempo possibile insieme alla persona, nella quale si cerca di individuare quelle caratteristiche che possono farla diventare “il partner della nostra vita”, di solito colui che può proteggere, confortare e diventare un buon genitore per i nostri figli.

Poi si passa all’innamoramento e in questa fase vi è l’aumento di altri due neurotrasmettitori cioè la noradrenalina e la feniletilamina, che provocano insonnia, riduzione dell’appetito, senso di energia sconfinata che fa sentire invincibili. In questa fase emergono anche comportamenti che hanno un effetto calmante: si parla al proprio partner con il “baby-talk” dandosi nomignoli infantili e  ci si rapporta a lui con tenerezza.

L’ipotalamo nel frattempo stimola la produzione di ossitocina, nota come “ormone dell’amore”. L’ossitocina produce un forte senso di gratificazione emotiva e piacere fisico, che stimola sentimenti di tenerezza e calore, favorendo il mantenimento del legame amoroso e l’accudimento. E’ in questa fase che si cerca di verificare fino a che punto quel partner sarà adeguato per noi e si porrà come il nostro “rifugio” in caso di bisogno

L’organismo rilascia anche un altro neurotrasmettitore che non dà solo una sensazione di calma e appagamento, ma è anche collegato alla memoria e dà il senso della “territorialità” e quindi della gelosia .

Dopo un periodo che oscilla dai 18 ai 30 mesi dall’inizio della relazione però, il cervello si è assuefatto alle fenilanfetamine e inizia a non reagire più come prima, iniziando a produrre endorfine dalle quali deriva una sorta di “condizionamento dal partner“: il partner è colui che toglie la tensione, che ci fa sentire tranquilli e ci fa sentire “al sicuro”. E’ quindi finita la fase dell’innamoramento e iniziata la fase di amore vero e proprio.

L’innamoramento non è però solo un insieme di emozioni, di sensazioni, di percezioni, di impulsi come appare dagli studi neurofisiologici, ma un complesso processo in cui due individui entrano in relazione, si trasformano e creano una nuova società e un nuovo progetto di vita.

In inglese si suole dire “It takes two to tango” per indicare che per far funzionare qualcosa entrambe le parti devono darsi da fare.  Le tre maggiori componenti dell’amore completo   che tutti sognano, difficile ma non impossibile da raggiungere sono : intimità, passione e impegno.

L’ intimità si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione e  determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro e ad aprire all’altro i propri sentimenti.La  passione riguarda la fisicità e l’attrazione fisica e l’impegno consiste nel mantenere nel tempo la relazione.

 A volte una componente può prevalere rispetto alle altre e quindi ci si può basare su quelle più solide per rinforzare gli aspetti  temporaneamente  più fragili, cercando di ritrovare un equilibrio.
 Mantenere in atto l’amore perfetto non è un compito che ha un inizio e una fine, ma si tratta di un lavoro costante che dev’essere operato congiuntamente dalla coppia.
Domanda: come si chiama il neurotrasmettitore che non dà solo una sensazione di calma e appagamento, ma è anche collegato alla memoria e dà il senso della gelosia?

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