E’ una giornata strana

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Si è appena svegliata e aprendo gli occhi dimentica di essere in ferie. Guarda la sveglia, la mette a fuoco, per un istante teme che sia tardi. Poi ricorda. Decide che farà colazione al bar. Si lava, si veste in fretta. È una  giornata strana, il tempo potrebbe cambiare da un momento all’altro.

Ordina il suo caffè, si siede a un tavolo appartato, da cui non distingue le parole degli altri. Solo un fittissimo, uniforme ronzio. Getta un’occhiata distratta al giornale, le sembra di sapere già tutto. Ma quanto sono vecchie queste notizie? Sfoglia veloce, in cerca delle pagine di cronaca. La tazzina resta sospesa a mezz’aria. In una fotografia le è sembrato di vedere un volto somigliante al suo. Lo fissa più a fondo, il cuore sembra già impazzito. Legge il titolo, sillaba per sillaba. Riguarda lei .

Una donna straziata e sgozzata in un prato desolato con la bocca piena di fili d’erba ed un cane accucciato accanto con la lingua di fuori e gli occhi sgranati e tristi e lei che li guarda con un sorriso  dolce e rassicurante, stretta nel vestitino con i fiori stampati ed intriso di sangue.

Il giornale le cade veloce dalle mani. Non sa di chi sia quel corpo afflosciato trovato ai chiarori dell’alba, non sa soprattutto perché lei sia stata trovata poco distante al cadavere mentre recitava felice  una sconosciuta litania. Che tristi inganni, che miserevoli errori  per vendere un perfido e turpe giornale! Decide di gridare al mondo quella vomitevole infamia e si precipita all’uscita del bar.

Vuole fermare i passanti e raccontare a tutti che lei non sa niente, che i fiumi di inchiostro scorrono sulla carta stampata senza che qualcuno sappia spiegarne la ragione. Il senso delle parole lette è vuoto e bugiardo.

Spinge la porta ma le forze non bastano e la porta non si apre. Torna indietro e cerca un’altra via d’uscita ma non la trova. Le pareti sono troppo bianche, la luce è troppo intensa e  le persone sono troppo indaffarate per prestarle attenzione.

Con le mani tasta una parete e la segue in tutta la lunghezza, poi segue la seconda ed un’altra ancora ma non trova niente, neanche un misero passaggio segreto o una piccola botola che la scaraventi fuori da lì. Riguarda la luce che l’abbaglia dall’alto, stringe i pugni e poi apre le dita lentamente: non c’è niente nelle sue mani, sono pulite e senza alcun odore. E’ sicura di essere proprio innocente.

Sente scrosciare violenta la pioggia fuori sul marciapiede esterno ed  ululare il vento che sbatte contro gli alberi e le case come se tutto dovesse restare sospeso. Ora dentro al bar tutto è silenzio.

Poi stanca si sdraia proprio accanto al banco dove i piattini e le tazzine sporche di caffè giacciono abbandonati tra lo zucchero sottile delle brioches e, immersa in quella atmosfera accecante ed ormai solitaria, lei sorride di nuovo felice e ricomincia a recitare lentamente quella melanconica litania.

Il tempo scorre lentamente. Il cane ora è accucciato al suo fianco e le lecca ritmicamente il volto.Finalmente qualcuno  le sussurra che sua madre è venuta per riportarla di nuovo a casa.

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